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BRAND ENGAGEMENT
Customer experience is not an abstract subject, it’s the real life of your customers. Everyday. It’s your life. Engage your people by letting them redesign this experience by living an experience.
Let’s talk about it!
WHEN CUSTOMER LEARN
When your employees or your sales force don’t know your company’s products, services or offerings and you know why, when your products, your services and your offerings are very complex and can only be appreciated by educated people, the correct use of edutainment can help your people learn more about your industry, your brand, your world.
Let’s talk about it!
INTERNATIONAL STORIES
Through brand engagement you have to involve people from different functional backgrounds and geographical locations so that they play their role in accord with your brand identity.
Let’s talk about it!
TRANSPARENCY
Whenever you risk offending people by telling them they are wrong, the correct use of edutainment can be the solution to making people accept the issue: autonomy of all people in the community is the ultimate goal.
Let’s talk about it!
EDUTAINMENT IN CINA
Un gruppo di manager cinesi di una azienda assicurativa leader del mercato riflette sul tema della gestione dei collaboratori attraverso la rappresentazione teatrale e la satira.
Ispirandosi a simboli cinesi e ai mitici “animali”, il gruppo ha rappresentato i “Sul Pezzo” locali e abbiamo così scoperto che i vizi del manager topo non sono poi così diversi da quelli degli altri manager visti nei workshop in Occidente.
Colpisce la capacità dei partecipanti cinesi di mettersi in gioco e di connettere quanto rappresentato in forma satirica con i modelli di leadership descritti nei testi sacri.
Il manager cinese in genere legge molta letteratura manageriale ed è quindi in grado di elaborare le rappresentazioni satiriche non solo sul piano emozionale ma anche su un piano cognitivo e culturale.
Queste esperienze confermano quanto avevamo già compreso al MIB di Trieste alla fine degli anni Novanta: il linguaggio teatrale e il racconto sono forme del pensiero manageriale che i cinesi apprezzano.
Cosa è successo a Zzzoot…
Abbiamo pensato di dedicare il primo mese di trasmissioni di Zzzoot su Radio24 al contenimento dei costi e alla definizione degli obiettivi aziendali.
Il 2010 sarà un anno ancora orientato all’efficienza: le imprese vogliono creare valore riducendo gli sprechi e focalizzando ogni azione al fine di raggiungere obiettivi importanti di business.
Ma in pratica come avviene il taglio dei costi? E come vengono definiti gli obiettivi? E’ qui che spesso casca il palco. Perché il taglio dei costi abbia senso, è necessario che l’azienda identifichi un senso, una direzione appunto.
Molte volte le persone nelle aziende hanno la sensazione che il taglio dei costi diventi un motto, una moda del momento (una buzzword appunto, questo è il titolo del blog) e che vinca il taglio dei costi che fa spettacolo. Alcuni manager vogliono dimostrare di aver tagliato i costi con una campagna di immagine. Gli sprechi reali non sempre vengono aggrediti.
Nel programma radiofonico Marco Sul Pezzo si fa dare gli obiettivi dell’anno dalla Maga Cicce: ironizziamo così sull’essenza dell’obiettivo. L’obiettivo dovrebbe essere realistico e stimolante.
Molto spesso dietro alla definizione di un obiettivo non c’è una analisi approfondita ma anche qui un disegno di immagine. La cultura dell’immagine prevale sulla cultura del reale anche all’interno delle organizzazione, e non solo in politica.
O meglio la politica prevale sul management anche dentro le aziende….
Presentazione di Zzzoot e dell’edutainment a Bologna in aeroporto
I manager delle risorse umane dell’Emilia Romagna hanno partecipato dal vivo ad una presentazione di Zzzoot presso l’Aeroporto di Bologna, che è diventato teatro di animazione per riflettere sulle organizzazioni oggi.
Ancora una volta gli autori del collettivo Jack O. Selz (erano presenti, insieme a me, Patrizia Sorrenti, Andrea Beretta) hanno raccontato il libro con un talk-show dal vivo nel quale i personaggi di Zzzoot diventano protagonisti di un dibattito surreale sullo stato dele imprese oggi. Sul palco anche Chiara Romersa, una collega che interpreta molti ruoli di Zzzoot a Radio24.
Nel corso dell’incontro si è riflettuto sulle distorsioni prodotte nelle imprese da una visione unicamente di breve periodo che alla fine sottrae valore alle imprese e genera paradossi organizzativi importanti.
La satira diventa uno strumento di lettura del paradosso utile a comprendere, con il giusto distacco e nello stesso tempo con il giusto coinvolgimento, le implicazioni di alcune scelte manageriali.
NONSOLOCREATIVITA’
Il Sole 24 Ore pubblica sulla DOMENICA un intervento di un dirigente-scrittore, Massimo Lolli, autore del romanzo pubblicato da MONDADORI “Il lunedì arriva sempre di domenica pomeriggio”.
Nel racconto Lolli ci spiega la trasformazione di una generazione di manager burocrati in manager creativi. “Quando eravamo giovani, più o meno negli anni Settanta, tutti volevamo fare da grandi un lavoro creativo, in luogo di un lavoro alienante”. Così una intera generazione di manager investì tutte le sue energie nell’eros e negli studi, per spuntare un posto fisso, nell’eros e nel lavoro. “Così diventammo dirigenti. Con la segretaria, la pianta in ufficio, il rispetto dei subalterni e le carie ottimamente otturate”. Venne subito la noia sofferta dal burocrate e quindi la tentazione di diventare manager creativo. “Esaltati dal nuovo, legittimati da Harvard, sostenuti da top managers e azionisti, nei primi anni Novanta, noi manager creativi ingaggiammo una lotta senza quartiere contro i manager burocrati.
Era facile riconoscere un manager creativo da uno burocrate”. Il tempo è trascorso, gli anni sono volati ed è arrivata la crisi. Il manager appestato oggi non è quello burocrate, è anche quello creativo se – ed è qui che si scalda l’intervento di Lolli – il manager ha più di 45 anni.
Cosa possono fare manager over 45 in un periodo di crisi? “Oggi siamo tutti manager creativi, ma ci dividiamo su chi è sotto e chi è sopra i 45 anni”. La creatività non basta più.
E’ necessario presidiare i nuovi linguaggi globali: linguaggi digitali, lingue straniere, linguaggi visivi (il video, la grafica) ma soprattutto è fondamentale conoscere i linguaggi e la cultura della Generazione Y, giovani che stanno smontando i riti aziendali tradizionali. Ed è fondamentale coinvolgere persone di culture, genere, religioni, formazione diverse in team che siano in grado di rigenerare il mondo delle aziende.
Le imprese, nel dubbio, affidano l’incarico di gestire questi team a chi, per generazione, è pronto alla contaminazione dei linguaggi.
Demografia per manager
In 50 anni, un istante nella storia dell’uomo, la popolazione mondiale è cresciuta da 2.5 a 6 miliardi di persone e punta dritta a 9 miliardi nel 2050: usando la metafora della famiglia umana, le risorse a stento disponibili per una famiglia di 4 persone dovrebbero servire a nutrirne 13 o 14 (dati delle Nazioni Unite).
2 miliardi di consumatori e produttori si sono affacciati sul mercato: i paesi emergenti puntano legittimamente ad una crescita del tenore di vita e mettono in campo cervelli, energie, sforzo collettivo.
E’ straordinario come tutti, giornali, università, pensatori, manager, consulenti d’impresa citino così poco una delle ragioni reali fondamento della crisi – e quindi della trasformazione – che stiamo attraversando.
Peccato: perché proprio in questo dato sta una delle origini del problema, ma anche una delle aree-soluzione. Come risolvere i grandi quesiti della moltiplicazione incredibile degli abitanti del pianeta? Che cosa racconta questo fenomeno alle imprese, organizzazioni mirate alla soddisfazione di bisogni, che resistono e crescono solo nella misura in cui rispondono a questa loro missione?
Per poter affrontare questo passaggio imprenditori e manager avrebbero bisogno di leggere con una nuova mappa la realtà del momento: uno studio della geografia del 2010, che permetta di comprendere l’insostenibilità dei modelli di business del passato e la necessità di ricominciare “from scratch”.
In fondo l’intento di Obama sembra essere formativo nel contesto statunitense, e non solo, con l’obiettivo di lavorare sul ridisegno di una mappa. Ma questa operazione non può dipendere da uno: ciascuna impresa, ciascun manager, ciascuna persona all’interno delle imprese ha bisogno di riaggiornare la sua mappa del mondo per evitare di muoversi su un terreno che non conosce. Sorprendendosi di viaggiare su un pianeta improvvisamente nuovo.
Radio in azienda e audioformazione
L’enigma dell’anno per le imprese è: come faccio a comunicare ai collaboratori, come mobilito le persone in azioni di contenimento costi a tutti i livelli, come chiedo a tutti di offrire nuove idee per l’innovazione, come faccio formazione sui nuovi prodotti ecc.
Se i budget della formazione e della comunicazione interna sono contenuti, i fabbisogni formativi e di comunicazione crescono: i manager di queste attività si trovano a dover fare di più con meno.E magari evitando spese di viaggio, buffet, location ecc.
Non resta che affidarsi alla comunicazione a distanza: e-learning, web tv, community on line diventano strumenti utili. Ma, per poter sostituire il live, questi media devono essere utilizzati mettendo in campo linguaggi efficaci. L’esperienza di 6 anni di edutainment e video d’impresa diventa importante. Ma è significativo valutare con grande attenzione uno strumento efficiente e assai efficace: la radio o meglio il file audio.
Senza dover spendere per telecamere e montaggi, con una più immediata resa comunicativa, possiamo permettere ai nostri collaboratori di ascoltarsi un audio corso progettato ad hoc per l’azienda con il loro i-pod mentre in auto raggiungono casa o il posto di lavoro la mattina. In particolare per le reti di vendita questo può essere uno strumento efficace.
Purchè non sia una radio noiosa: ecco perché l’edutainment può essere un linguaggio utile anche su questo media.









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