Archivio

Archivio per la categoria ‘Management a colori’

Le aziende Abba 2010

settembre 16, 2010 Lascia un commento

Tempo di bilanci aziendali. Non parliamo di quelli economici. Nella personalissima classifica elaborata da Giampaolo Colletti e me – consulenti aziendali e autori del libro “Abbabusiness” per Edizione Croce – ci sono finite le politiche di posizionamento interno e esterno legate alla cultura della diversità.

Ecco perciò le aziende Abba.

La classifica è stata stilata anche in base alle segnalazioni arrivate sul sito www.abbabusiness.it

Le aziende Abba sono quelle realtà che si sono distinte per alcune dimensioni chiave:

-       Politiche esplicite di inclusione e valorizzazione delle diversità in genere (accoglienza)

-       Un generale rispetto delle 7 note dell’abbabusiness:

  1. Autenticità
  2. Coraggio
  3. Perseveranza
  4. Innovazione
  5. Esplorazione
  6. Cura del dettaglio
  7. Spirito “aloha”

-       Una capacità di reinventare un brand mobiltando anche la comunità GLBT.

Al primo posto IBM.

Menzione: perché è un’azienda dove i manager si mettono in gioco. Non restando nella torre d’avorio aziendale, ma andando dove c’è bisogno. IBM Corporate Service Corp. è un programma di sviluppo della leadership che prevede l’assegnazione di figure professionali IBM in prestito in svariate parti del mondo per programmi di interesse mondiale legati alla pace e allo sviluppo e facenti capo a ONG.

Al secondo posto Citroen

Menzione: perché è una delle poche aziende che in Italia decide di investire risorse economiche in attività culturali e iniziative legate alla comunità GLBT. Inoltre le campagne pubblicitarie tendono anche a rivolgersi alla comunità gay. Con coraggio. Almeno rispetto al mercato pubblicitario italiano. Per giunta Citroen ha già vinto proprio quest’anno il premio European Gay Automotive.

Al terzo posto Vodafone

Menzione: per essersi messa in discussione scusandosi pubblicamente con la comunità GLBT inglese, anche utilizzando i social media e gli strumenti di comunicazione 2.0. Il fatto: un messaggio omofobo parte dal pc di una dipendente di Vodafone UK ed è pubblicato sul blog aziendale. Così la multinazionale decide di licenziare l’intollerante dipendente e di scusarsi immediatamente con tutti gli utenti con un messaggio su Twitter.

UN SERVIZIO ALOHA

Le imprese dovrebbero valorizzare le loro figure di vendita secondo il modello che chiameremo di Mary Poppins: vendere, vendere, vendere. Altro che il commerciale Squalo!

La simbologia dell’azienda Abba è ricca degli elementi embrionali che hanno contribuito a formarci, a crescere come individui. Chi non ricorda la forza della borsa di Mary Poppins, nella quale era custodito gelosamente tutto e il contrario di tutto, sempre però portato con devota generosità al servizio degli altri?

La borsa di Mary Poppins è la chiave di un servizio su misura, customizzato, che va incontro alle esigenze del cliente finale: oggi come oggi, la vera bussola di tutta la filosofia del cliente al centro. Se la crisi evidenzia crepe nei processi aziendali, tutto va riconvertito in attenzione massima verso le funzioni legate al business: coloro che hanno relazioni con il cliente, cioè servizio e vendita, possono e devono fare la differenza sul campo, devono cioè portare a casa il risultato. Continua a leggere…

KEEP IT SIMPLE: IL DESIGN EMPATICO

luglio 8, 2010 1 commento

La crisi recente ha portato il mondo manageriale ad interrogarsi sui fini di una impresa andando a ricercare nelle origini le ragioni della sua esistenza.

Si può dire che in fondo una impresa nasca sempre con l’intento di rendere più semplice la vita ad altre persone: dalla prima impresa agricola e quella dei manufatti, a quelle più evolute di servizio, il cliente ha sempre pagato un sostanziale servizio di semplificazione della propria esperienza esistenziale e professionale.

Questo essenzialmente rappresenta la natura prima e storica dell’accettazione di un acquisto. E’ evidente che qualsiasi prodotto o servizio deve quindi proporsi, nell’era del Customer Capitalism, come occasione di semplificazione.

Su un livello superiore sta il principio del piacere: l’impresa non solo deve rendere più semplice la vita, ma può anche piacere, per il suo stile, la sua immagine, la sua reputazione ecc.

Questo ritorno alle radici, scatenato dalla messa in crisi di un modello, è diventato uno strumento di lavoro importante: perché un progetto di miglioramento della customer satisfaction sia pratico e funzioni, si deve fondare sull’empathic design, cioè su un disegno del processo di miglioramento che sia empatico rispetto ai bisogni del cliente di una vita più semplice.

Il principio del piacere completa la soddisfazione dei bisogni di base. Nel corso dell’ultimo anno è emersa chiaramente l’esigenza di semplificare le interfacce tra impresa e cliente e questo travolge numerose prassi di gestione del rapporto con il cliente tipiche delle imprese ad alto rischio di burocratizzazione (banche, assicurazioni, servizi pubblici).

Meditate gente, meditate.

ACHILLE COME MANAGER

Come scrisse George Bernard Shaw: ogni forma di progresso dipende dagli uomini irragionevoli.

E per il piè veloce Achille non era molto ragionevole lanciarsi in mezzo all’esercito dei troiani sapendo di rischiare la pelle. Ma c’era urgenza di intervenire: e allora via nella mischia.

Le aziende di oggi, come gli eserciti del mito greco, hanno scoperto che le persone GLBT non sono mostri ma possono offrire un contributo di coraggio oltre la razionalità prevedibile nella gestione di progetti, in particolare nell’area dei linguaggi d’impresa.

E’ accaduto naturalmente nelle migliori imprese semplicemente perché queste dialogano con il mondo e vivono nel mondo nutrendosi delle energie che la realtà intorno offre. L’etica organizzativa di un tempo significava apprendere norme, valori e standard, procedure e disciplina, obbedienza e conformismo.

Oggi essa diventa capacità di comprendere il gioco in campo ed essere pronti a generare in modo espressivo e creativo una soluzione che ha il coraggio di essere anticonformista. Queste aziende ricercano collaboratori che si fidano dell’intuito, che si muovono nell’incertezza, che testimoniano le loro convinzioni, che giocano con l’originalità, che esprimono vitalità.

Sarà accaduto perché i gay amano poco il “si è sempre fatto così” e anzi, anche per ragioni personali, odiano il tradizionalismo, e quindi – come si è scritto – sono adatti per progetti di cambiamento culturale. Per vivere pienamente questa condizione, accettarsi e affrontare un mondo comunque ostile è stata essenziale in tutti questi anni la voglia di farcela: ogni persona GLBT affronta in primis il confronto con la propria famiglia che, anche se di mentalità aperta, scopre di non saper gestire un figlio che ha tutta la collezione di dischi originali della Callas. Un pizzico di coraggio, se una persona vuole vivere allo scoperto e non nascondersi dietro ad una maschera, ci vuole.

Questo esercizio di coraggio può diventare un ingrediente interessante da mettere in campo in un progetto professionale.

Se l’azienda è capace di accogliere le diversità, non vivendole come ombre, l’impresa in qualche modo usa questo coraggio come una delle tante risorse possibili.

UNI DUI TREI DONALD JUMP

aprile 30, 2010 3 commenti

Non bastassero più i trainer che galvanizzano sul palco le folle aziendali per spingere le persone alla ricerca “del leader che c’è dentro di te”, sarà opportuno chiamare in azienda Donald Jump, il coach americano che, rievocando i toni di Heather Parisi e l’accento del compianto Don Lurio, permette all’azienda di promuovere il cambiamento, almeno a parole.

E allora, uni dui trei e quattri, ecco il corso sugli stroke ossia le carezze positive da dare ai collaboratori (“ma che so’? Dei peluche?” pensa Centrifuga). Se è necessario creare la squadra e rigenerare la fiducia nel gruppo, Jump fa salire sulla sedia il partecipante al corso e lo fa lanciare nel vuoto, perché mai a Zzzoot il gruppo sarebbe in grado di reggere il collega.

Anche la formazione in azienda ha avuto bisogno di “darsi una immagine”. Per questo a Zzzoot ha successo il trainer d’oltreoceano, a conferma dell’idea che per essere leader devi essere americano, altrimenti meglio rimanere follower ossia seguaci del guru.

A Zzzoot la pensano così.

IL CONSULENTE PARAGONE

Problemi aziendali? Chiama Paragone, rappresentante di una generazione di consulenti che ti consiglieranno di fare… esattamente quello che pensi di fare tu. In fondo quante sono le occasioni nobili in cui l’azienda ha realmente bisogno di un confronto con la consulenza?

E quante volte invece serve che un soggetto esterno “certifichi” una scelta del management? Paragone a Zzzoot ha successo perché riesce sempre a riformulare in modo elegante e scientifico le scelte, talora demenziali, di Marco Sul Pezzo.

Si tratta di tagliare i costi in modo indiscriminato e senza una valutazione attenta sul da farsi? Chiama la Paragone&Partners.

Si tratta di infliggere ai collaboratori di una azienda un assessment a 360 gradi per definire i nomi dei prossimi dirigenti aziendali (di cui tutti conoscono i nomi da anni)? Affida l’incarico alla Paragone&Partners.

Si tratta di far circolare per le strade delle città le auto promozionali dell’azienda color prugna?  Coinvolgi la Paragone&Partners.

Amata dalla Font, mai messa in discussione da Sul Pezzo, disprezzata con realismo da Centrifuga, la Paragone&Partners sarà il tuo punto di riferimento.

TUTTI NELL’OSPITALITA’

aprile 13, 2010 1 commento

La centralità del cliente impone a tutte le imprese, secondo Monocle, di trarre ispirazione dal settore dell’ospitalità: ecco “perché siamo tutti dentro il settore dell’ospitalità e cosa dovremmo offrire”.

Esistono regole d’oro, elementi essenziali di servizio negli hotel, che diventano fondamentali di servizio per tutte le imprese.

Così in copertina Monocle pubblica la sua lista di controllo: un benvenuto caldo e genuino, un sorriso sincero e il contatto oculare, qualcosa da bere, velocità e precisione, maniere impeccabili e dizione, un interesse autentico e la curiosità, una immagine perfetta, una risposta e una esecuzione veloce del servizio, una voce scintillante, un senso di dignità.

Sarà per questo che alcune catene alberghiere di successo oggi tengono corsi per imprese di altri settori che hanno bisogno di riscoprire l’arte dell’ospitalità.

Autenticità, semplicità e capacità di cogliere i bisogni reali dei clienti (e non solo lusso inutile) diventano le chiavi per centrare il servizio sul cliente.

Si può dire che in fondo una impresa nasca sempre con l’intento di rendere più semplice la vita di altre persone e organizzazioni. E’ evidente che qualsiasi prodotto o servizio deve quindi proporsi come occasione di semplificazione e facilitazione della vita personale, professionale e organizzativa.

La sfida è importante per tutti coloro che, in primis banche e assicurazioni, offrono ancora al cliente una esperienza troppo burocratica e faticosa, poco “Abba” e decisamente poco “aloha”. Una grande opportunità per tutte quelle organizzazioni bancarie ed assicurative che hanno scelto un percorso di diversità.

LE AZIENDE DALLA ABBA ALLA ZZZOOT

Alfa e Omega, Abba e Zzzoot.

Da un lato le aziende si riformano valorizzando le differenze, attraendo talenti, premiando il merito di qualsiasi colore esso sia, dall’altro zzzootianamente resistono alla riforma dei tempi: si chiudono in una isola autoriferita.

Da Trieste a Bologna, da Milano a Firenze, nel corso di diverse presentazioni sia di Zzzoot sia di Abbabusiness mi sono reso conto di quanto queste due narrazioni siano facce della stessa medaglia.

Sei a Zzzoot perché non ti vuoi confrontare con ciò che è diverso da te, con ciò che sta fuori e che potrebbe suggerirti nuove idee, nuove soluzioni, nuovi punti di vista. Se tu non fossi a Zzzoot saresti già in un mondo più solare dove, volendo guardare il bicchiere mezzo pieno, c’è la possibilità di trovare il filo del futuro delle imprese: un mondo Abba dove si conversa tra diversi (tra marketing e commerciale, tra punto vendita e sede centrale, tra produzione e commerciale, tra l’Italia e le sedi nel mondo, tra uomini e donne ecc.) per innovare creando una azienda a colori.

L’INTERMEDIO CENTRIFUGA

aprile 2, 2010 2 commenti

nicola centrifuga

Alla radio parla con accento romano, nel libro di Zzzoot la sua patologia cronica definisce il sottotitolo del testo: la crisi, il cambiamento e l’ernia manageriale.

Nicola Centrifuga è il manager intermedio, sul quale la direzione generale scarica la gestione di tutti i progetti, punto perfetto dove il paradosso tra dire e fare, tra sostanza e apparenza, tra efficienza e efficacia si concentrano.

Ed il nodo del ruolo professionale che Centrifuga cerca di sciogliere ogni giorno diventa una ernia iatale da stress, rappresentazione fisica dell’impossibilità di vivere in una azienda sostanzialmente ipocrita e dove ciascuno cerca di difendere solo la sua posizione.

Di Zzzoot Centrifuga è la risorsa più sana, essendo la più (fisicamente) malata. Per sua fortuna Centrifuga ha a disposizione uno stagista a tempo pieno, Pacco, il quale lo aiuta nella gestione di tutti i progetti. Refrattario ai modelli manageriali dei “corsi”, Centrifuga semplicemente molte volte “gnafà”(non ce la fa ndr).

La sua lucidità di analisi e pensiero non riesce a diventare azione per cambiare davvero l’azienda. E infatti nel primo libro di Zzzoot viene estromesso dall’azienda ed è costretto ad attraversare il deserto. Riuscirà Centrifuga a trovare la salute nel mondo riformato? Lo scopriremo nel prossimo libro di Zzzoot.

Grazie a Nicola Giunta per il regalo di lavorare insieme su questo progetto e per l’interpretazione del “mio capo” (qui parlo da Pacco).

MARTA FONT HA FIGLI? HA UN MARITO?

Non lo sappiamo. Della responsabile marketing e comunicazione di Zzzoot non conosciamo la vita privata. Ma crediamo che comunque trascorra notte e giorno in azienda.

A differenza della Font tutte le altre donne che vogliono assumersi responsabilità manageriali sono chiamate a gestire un sistema multitasking: le diseguaglianze tra uomini e donne nell’assunzione di responsabilità familiari è ancora enorme.

Secondo i dati OCSE in Francia la suddivisione del lavoro familiare è di 4 ore per le donne e 2 ore e 22 minuti per gli uomini. E molte pensano che sposarsi alla fine non convenga: significa fare automaticamente un doppio lavoro.

Emergono così proposte di revisione del diritto di famiglia per poter permettere a questa comunità di lavoratrici di sottoscrivere patti prematrimoniali con i futuri mariti al fine di definire prima in dettaglio il design organizzativo del lavoro familiare.

Durante la seconda guerra mondiale un manifesto promozionale americano voleva incoraggiare le donne a sostituire nelle fabbriche gli uomini impegnati in guerra: “We can do it” affermava la signora del manifesto.

La marcia si è compiuta in tempo di pace nelle organizzazioni. Resta aperto il fronte dell’innovazione del sistema organizzativo della vita privata.

Iscriviti

Ricevi al tuo indirizzo email tutti i nuovi post del sito.