Storia dell’edutainment: nel 2001 il primo webinar dedicato alla gestione del cliente
Avete mai dormito davanti ad un corso di formazione in onda nelle ore notturne? Il termine “edutainment” definisce l’esperienza specularmente opposta.
Massimo Piattelli Palmarini ha scritto i dodici consigli per un giovane divulgatore.
La regola dodici recita così: «È pazzesco sperare di condensare in cento righe ciò che all’università si insegna in anni di corsi approfonditi. La divulgazione deve per forza essere anche allusione, deve segnalare l’esistenza di certi fatti e di certe idee, non pretendere di esporli per esteso.
Al lettore basta spesso essere informato tempestivamente e per sommi capi che certe cose sono state scoperte o pensate, non si sogna nemmeno di poterle “penetrare” in dettaglio. Spesso è importante solo suggerire al lettore che certe cose sono oggi possibili e che certe idee sono oggi pensabili». Ma cosa succede quando dalle parole si passa alle immagini, dalla definizione alla messa in scena della divulgazione? Continua a leggere…
Un progetto multimediale: l’ascolto on demand di Zzzoot
Nelle imprese, quando realizziamo programmi radiofonici o video interni di satira per la formazione e per la comunicazione interna, il sistema di fruizione on demand è la norma.
Ciascuno può guardare il video o ascoltare il programma secondo la propria agenda.
Grazie al sito di Radio24 anche i programmi radiofonici di Zzzoot si possono ascoltare in podcasting in qualsiasi momento della giornata, se non si ha la possibilità di seguire il programma in radio.
Si completa così il progetto multimediale di Zzzoot: racconto, blog, programma radio, sito, articoli sulla rivista di management “L’Impresa”, possibilità di fruizione on demand delle puntate.
Presentazione di Zzzoot e dell’edutainment a Bologna in aeroporto
I manager delle risorse umane dell’Emilia Romagna hanno partecipato dal vivo ad una presentazione di Zzzoot presso l’Aeroporto di Bologna, che è diventato teatro di animazione per riflettere sulle organizzazioni oggi.
Ancora una volta gli autori del collettivo Jack O. Selz (erano presenti, insieme a me, Patrizia Sorrenti, Andrea Beretta) hanno raccontato il libro con un talk-show dal vivo nel quale i personaggi di Zzzoot diventano protagonisti di un dibattito surreale sullo stato dele imprese oggi. Sul palco anche Chiara Romersa, una collega che interpreta molti ruoli di Zzzoot a Radio24.
Nel corso dell’incontro si è riflettuto sulle distorsioni prodotte nelle imprese da una visione unicamente di breve periodo che alla fine sottrae valore alle imprese e genera paradossi organizzativi importanti.
La satira diventa uno strumento di lettura del paradosso utile a comprendere, con il giusto distacco e nello stesso tempo con il giusto coinvolgimento, le implicazioni di alcune scelte manageriali.
Feedback dagli ascoltatori e dalle persone che incontriamo in azienda: molti vogliono partecipare a Zzzoot
La prima settimana di edutainment a Radio24? 
Abbiamo raccolto mail, telefonate, SMS e feedback dal vivo da alcuni amici, ascoltatori che non conosciamo e persone incontrate in azienda in queste giornate di formazione e consulenza.
Si crea così un circuito tra le esperienze di edutainment in azienda (cioè i programmi radio-tv che realizziamo nelle imprese per far riflettere le persone sulla urgenza e sulla necessità del cambiamento di cultura aziendale) e le esperienze di edutainment per tutti alla radio.
Inevitabilmente il pubblico radiofonico si è identificato nelle esperienze dei personaggi di Zzzoot e qualcuno ha riconosciuto una esperienza vissuta personalmente.
Forse per questo molti vogliono partecipare al programma raccontando e rappresentando le loro esperienze.
Innovazione e diversità
Il 22 gennaio a Bologna si è tenuta una presentazione a porte aperte di Abbabusiness, organizzata con estrema e consueta precisione da Giampaolo Colletti.
Esiste una relazione tra innovazione e diversità? Perché in Italia negli ultimi dieci anni si è fatta meno innovazione rispetto ai decenni precedenti? Un management in bianco e nero, che non è in grado di valorizzare le diversità nelle aziende, genera un mondo chiuso, zzzootiano, autoreferenziale.
E in questo mondo la generazione di nuove idee, la mobilitazione per creare imprese di valore diventa assai difficile. In un interessante analisi del presente, Ivan Scalfarotto ha raccontato la sua esperienza internazionale di “Abbamanager”, spiegando quanto un ambiente di lavoro aperto alle diversità crei un clima più sereno nei team professionali e permetta quindi a tutte le risorse, anche a quelle che non si sentono rappresentate dalla cultura dominante in azienda, di dare il meglio.
Franco Grillini ha denunciato un clima generale del Paese poco interessato al futuro e sostanzialmente retrogrado. Così, rileggendo un passo del libro “Abbabusiness”, Grillini ha sottolineato il valore strategico delle persone GLBT nelle imprese: che cosa possono rimpiangere del passato (e di un modo superato di fare management) coloro che nel passato sono stati considerati rei e peccatori? O peggio criminali? Spazio dunque ad un management a colori che sia in grado di guardare alla realtà da un punto di osservazione più alto, “una torretta” dice Scalfarotto “dalla quale le cose si vedono da un nuovo punto di vista”.
Bisogna uscire dal proprio guscio e guardare la realtà aziendale da fuori per scoprire quanto spesso essa si presenta in forme zzzootiane!
Al via su Radio 24 la prima fiction radiofonica di satira aziendale

Un progetto multimediale che da un libro diventa un blog, una rubrica su un mensile e ora approda in radio. E proprio alla radio deve il suo successo.
Dal lunedì al venerdì alle 16.50, in replica alle 22.50
UN DECENNIO CHE SE NE VA
E il primo decennio di questo secolo se n’è andato. Come è sempre accaduto (ricordi gli anni Settanta, Ottanta, Novanta?) ogni decennio è una storia. In pochi giorni saremo oltre. Come? Nell’attesa che anche Zzzoot riesca a venirne fuori, due riflessioni sul mondo che entra nel nuovo decennio essendosi già riformato:
- - È un mondo dove non si fanno più convention, dove la retorica aziendale è stata abolita e si dà spazio a nuove forme di eventi e di linguaggi organizzativi più autentici, schietti e talvolta feroci nell’identificare le reali questioni aziendali
- - E’ un mondo dove si è deciso di non creare organizzazioni di dipendenti uguali e si è accettato che, in tutto, debba essere valorizzata la diversità, intesa come motore di una nuova cultura d’impresa: cominciamo leggendo le organizzazioni da un nuovo coraggioso lato (il lato b) per partire dalle diversità più hard nel nostro paese.
Un grazie a tutti coloro che ci hanno coinvolti in questo anno complesso. A tutte le organizzazioni l’augurio di un 2010 e di un prossimo decennio ricco di money, money, money. Siete pronti per un mondo mai visto?
A te che leggi un personale augurio di serenità e prosperità per il nuovo anno.
ZZZOOT, PORTER E IL CARDINAL MARTINI
Il mondo riformato gode delle novità del management a colori. Intanto a Zzzoot prosegue la solita vita in bianco e nero. Le storie del racconto di Jack O. Selz, collettivo di consulenti di Newton M.I., proseguono anche a Natale su RADIO 24 con alcune incursioni. E vivono in libreria attraverso il romanzo che abbiamo trovato esposto nelle più diverse collocazioni.
A Roma in via del Babbuino Mondadori ha esposto Zzzoot vicino all’ultimo lavoro di Porter, mentre a Trieste Feltrinelli espone Zzzoot accanto all’opera del Cardinal Martini.
Per gli uni è un testo di economia, per gli altri una occasione di riflessioni sull’etica di questo mondo. Su internet resta un libro di economia molto venduto.
Per i lettori che ci scrivono è una occasione di riflessione sulla loro esperienza aziendale. Insomma, come ogni oggetto complesso di questo secolo, è corretto che ogni lettore decida di collocare questo racconto nella “categoria” che ritiene più corretta: la sua.
Di fatto questo racconto in modo divertente permette a ciascuno di riflettere sui limiti della vita organizzativa in questo momento nelle aziende, anche sotto il profilo della generazione di valore.
A voi leggere il testo secondo la chiave di lettura più interessante. Ci risentiamo su RADIO 24.
COLORA LA TUA AZIENDA
L’azienda che vuole diventare una autentica regina della danza del mercato, cioè una vera e propria “dancing queen” di un mondo in crisi di identità, punta alla valorizzazione delle persone e alla conquista di una nuova cultura d’impresa.
Le organizzazioni che inseguono solo l’efficienza, nonostante la volontà dichiarata di essere più creative, ritrovano sul campo persone che la cultura stessa dell’organizzazione ha reso incapaci di generare nuove idee. Alla creatività si preferisce l’iperattività e il senso dell’urgenza, che non sono necessariamente costruttive. Prevalgono così l’impoverimento dell’immaginazione, la ricerca di soluzioni rassicuranti e controllabili, il vissuto di un forte senso di noia, indifferenza e frustrazione. Le persone stesse nella vita organizzativa manifestano distacco, indifferenza e conformismo in quanto perdono il contatto con qualunque segnale provenga dal loro mondo interno, quindi dal mondo esterno e disimparano il linguaggio delle emozioni.
Cambiare la cultura d’impresa significa suonare in azienda le 7 note dell’Abba business. La nostra partitura musicale è l’insieme delle convinzioni, delle percezioni, dei sentimenti di base, dei valori impliciti e di quelli dichiarati delle persone in una organizzazione, che si manifestano in strutture e processi organizzativi visibili.
La musica dell’Abba business può contribuire appunto alla definizione di una cultura d’impresa, più solare e positiva, solo se comunica e conversa con tutte le altre note culturali di genere, nazionalità, profilo professionale, religione ecc. L’azienda supera una identità aziendale rigida monolitica, e quindi povera di suggestioni e nuove idee, conversando con diverse comunità umane. La mappa della realtà che ogni azienda si costruisce non è così precotta ma emergente, nel senso che emerge da un confronto positivo tra tutte le note. Vanno letti in questo senso i richiami di esperti e consulenti al diversity management, cioè alla costruzione di un modello di gestione ottimale di tutte le diversità in azienda (nazionali, religiose, generazionali, professionali, di genere ed orientamento sessuale).
Le migliori aziende europee hanno deciso di valorizzare le persone per quello che sono. In questo contesto, anche le persone GLBT come lavoratori hanno potuto esprimersi e assumere, se meritevoli, un ruolo significativo. Ogni persona del resto constata di essere più efficace quando può ascoltarsi con accettazione e può essere se stessa. E diventa più facile accettarsi come persona decisamente lontana dallo stereotipo sociale.
SORPRENDERE A TUTTI I COSTI: PERCHE’?
C’era una volta l’evento “che come quest’anno non c’è mai stato”: l’appuntamento annuale con clienti, dipendenti, fornitori ecc. ecc. sorprendente, diverso da tutti gli altri, testimonianza fisica della solidità dell’azienda, della sua capacità creativa, della sua forza seduttiva.
C’era una volta l’evento che l’amministratore delegato voleva come prova vivente del suo ruolo, supporto alla sua politica e insieme di slogan da proiettare nel megascreen a perenne memoria della sua era di dominio. Così decine di comunicatori, pr, organizzatori si impegnavano nella ricerca estenuante della grafica giusta per le immagini delle slide, per la ricerca del font originale, della tartina memorabile, del buffet con il miglior trade-off prezzo/effetto scenico.
Alla fine così originali, così diverse, così memorabili queste convention non erano: il buffet faceva mediamente tristezza (il trionfo delle verdure fritte e della bresaola), i messaggi potevano essere anche memorabili ma non sempre convincenti. Ma certo una po’ di sana regressione ci stava: quel sentirsi per un giorno coccolati da mamma azienda, tornare a giocare tutti insieme come ai tempi dell’oratorio, ascoltare la voce dei maestri sul palcoscenico capaci di dire quelle importanti verità, uscire dalla routine di un lavoro noioso e spesso contradditorio.
Poi venne la crisi: e con essa la caduta del velo di Maia. L’azienda così seducente ha iniziato a risparmiare e da dove cominciare? Dalla convention! E poi perché in un mondo che è diventato sempre più complesso, in cui è difficile per una azienda andare a comunicare “cosa sarà nei prossimi anni” (perché pochi sono in grado di dirlo in contesti così mutevoli), in cui lo stesso amministratore delegato non ha voglia di esporsi per dare brutte notizie, una situazione celebrativa ha poco senso. Cosa c’è da celebrare?
La celebrazione e la sacralità aziendale erano le ragioni essenziali della vecchia convention.
In realtà per alcune imprese “sagge” la crisi della convention tradizionale era cominciata già prima: erano le aziende che avevano già capito che il marketing interno è un modello che regge sino ad un certo punto.
Per questo sta nascendo una nuova generazione di eventi di edutainent (education and entertainment) di cui parliamo nel nostro testo “C’era una volta la Convention”.

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