TRANSPARENCY
Whenever you risk offending people by telling them they are wrong, the correct use of edutainment can be the solution to making people accept the issue: autonomy of all people in the community is the ultimate goal.
Let’s talk about it!
COMING SOON
Sto per pubblicare una edizione di buzzword tutta nuova e in inglese dedicata alla condivisione di esperienze innovative sulla comunicazione organizzativa.
Mi è stato richiesto di pubblicare in inglese da molti colleghi e clienti nel corso delle diverse esperienze internazionali in corso. Coming soon!
Intanto sono su LinkedIn per coloro che desiderano contattarmi e aggiungermi al loro professional network. A prestissimo,
Andrea
Sense, feel, think, act, relate

- Bernd Schmitt
Secondo Bernd Schmitt, la prima domanda strategica rilevante per una impresa riguarda la definizione dell’esperienza che essa vuole offrire al cliente.
Schmitt sottolinea soprattutto l’aspetto sensoriale e personale delle esperienze: per parlare di esperienze bisogna prendere in considerazione ciò che avviene in una persona sul piano neurobiologico e psicologico. Egli ripropone la visione di Pinker, professore di psicologia e direttore del Center for Cognitive Neuroscience at MIT.
Il professore definisce “modular view of the mind” le distinte aree funzionali che esistono nel nostro cervello e che corrispondono ad esperienze distinte. Gli stimoli esterni vengono percepiti dal talamo sotto forma di onde luminose, sonore, di odori e di informazioni tattili. Il primo a ricevere queste informazioni è il sistema affettivo.
Schmitt suggerisce quindi cinque diversi tipi di esperienze in base agli stimoli che vengono ricevuti. I cinque tipi sono detti “Strategic Experiential Modules”:
1. SENSE experiences ovvero esperienze che coinvolgono la percezione sensoriale attraverso la vista, l’udito, il tatto, il gusto e l’olfatto.
2. FEEL experiences ovvero esperienze che coinvolgono i sentimenti e le emozioni. Continua a leggere…
Economia dell’esperienza: la teoria di riferimento
Gli studi riguardanti il filone esperienziale risalgono agli inizi degli anni Ottanta e sono proposti da Morris B. Holbrook e Elizabeth C. Hirsman in “Hedonic Consumption”, testo in cui viene spiegata e descritta la contrapposizione tra l’ “experiential view” e l’ “information view” nelle decisioni di acquisto del consumatore.
L’ “experiential view” osserva l’esperienza di consumo basata sulla ricerca di fantasie, sensazioni e divertimento, laddove l’ “information view” si fonda sulla razionalità logica.
Nel nuovo secolo Wolf, definendo “L’economia dell’ entertainment”, dichiara che l’entertainment “sta diventando rapidamente il motore della nuova economia mondiale”. Esso è diventato un elemento sostanziale di differenziazione in quasi tutti gli aspetti dell’ economia dei consumi ed influenza sempre di più le nostre scelte quotidiane.
Nasce il nuovo mix del marketing esperienziale:
• Il mix è basato sulle esperienze dei clienti che stimolano i sensi, il cuore e la mente.
Le esperienze legano l’impresa e la marca allo stile di vita del cliente e collocano le sue azioni individuali e le occasioni di acquisto in un più ampio contesto sociale.
• Gli esperti di marketing, per ideare le loro strategie, non prendono in considerazione le categorie di prodotti.
Essi pensano ad una situazione di consumo, si interrogano su come questi prodotti, con il loro packaging e la propria pubblicità, possono intensificare l’esperienza del cliente. A tale fine, vengono ideate delle sinergie per fornire esperienze complete. Virgin con il suo marchio copre bevande, musica, voli aerei, cibo e intrattenimento.
• I clienti vengono considerati animali razionali ed emozionali.
• Cambia l’approccio alla marca: essa un tempo permetteva processo di identificazione, ora fornisce le esperienze.
Superare l’indifferenza
Piergiorgio Paragone
La satira aziendale ride della difficoltà delle aziende di cambiare e di mobilitare le loro migliori risorse per competere con i concorrenti, ride dei vizi dei manager e dei collaboratori, ride dell’incapacità di vedere che le questioni sono complesse e non possono essere affrontate con soluzioni riduzioniste, ride delle guerre di potere e dell’immobilismo, del provincialismo e naturalmente del ruolo ineffabile di una classe di consulenti, i Paragone della sit-com Zzzoot, che non sono capaci di sostenere coraggiosamente una posizione d’avanguardia e contraria alla logica della crescita a tutti i costi per la gioia dell’azionista, ride delle scelte di breve periodo a scapito della sostenibilità di medio-lungo periodo delle aziende.
E ride anche di se stessa, cioè di noi.
“Guardi, se anche la kenzia del nostro direttore generale potesse parlare…”
(segretaria, probabilmente identificatasi con la kenzia, dopo aver letto il titolo del secondo libro di Zzzoot “Memorie di una kenzia”)
La satira è sempre schierata, cioè faziosa.
Anche in azienda.
E’ schierata, per esempio, dalla parte di chi vuole cambiare l’organizzazione.
Ed è in genere una parte che si sente debole perché sa che la cultura dei “conservatori” è forte. La satira di costume spiega le malefatte di molti e non c’è un potente che sbaglia e un sottoposto che si difende dall’errore. C’è una comunità che dovrebbe riorientarsi. E come accade per i politici attaccati dalla satira, anche i collaboratori di una azienda hanno uno strumento a loro disposizione per difendersi dagli attacchi: rimanere indifferenti è il miglior antidoto.
Come sottolinea Giannelli, autore delle vignette del Corriere della Sera, se la satira è ben fatta e lo sketch dice delle verità o comunque un paradosso che svela pur nella forma ironica certe verità, è molto difficile controbattere e avere un vantaggio dal reagire.
La satira aziendale deve quindi superare l’indifferenza.
Generare idee per migliorare l’esperienza dei collaboratori
Almeno sulla carta tutte le aziende dicono di preoccuparsi delle esperienze vissute dai loro clienti nel consumo di prodotti e servizi. E molte vogliono coinvolgere i loro collaboratori, fornitori o distributori nella generazione di idee per migliorare l’esperienza del cliente.
Accade spesso nelle banche che il management si rivolga ai collaboratori delle filiali: “caro o cara Rossi, tu che sei nostro collaboratore o nostra collaboratrice di filiale hai una idea per un servizio migliore e magari per vendere qualche prodotto finanziario in più?”.
Secondo Harvard Business Review in questo genere di progetti (che rievocano lo spirito della partecipazione giapponese al miglioramento continuo) i collaboratori sono spesso poco creativi perché l’azienda non è disposta ad ascoltare seriamente in primo luogo la loro esperienza. Attraverso una ricerca Venkat Ramaswamy e Francis Gouillart hanno confermato che il modo migliore per generare nuove soluzioni verso il cliente è permettere in primis agli stakeholders di generare idee che migliorino la loro stessa capacità lavorativa.
Si è misurato così che in Olanda molti collaboratori in banca si sentivano troppo giovani e troppo poco preparati per la vendita di prodotti finanziari complessi o per la consulenza verso le piccole e medie imprese. In realtà i clienti e i venditori in filiale condividevano lo stesso problema, una scarsa conoscenza della finanza, ed erano intimiditi dalla teoria degli investimenti e dal linguaggio del rischio.
Così la sera si sono sperimentate sessioni formative informali in ogni filiale bancaria, tenute da esperti di finanza per gruppi misti di dipendenti di filiale e di clienti, così da spiegare i nuovi prodotti insieme ad entrambi i gruppi.
Il nuovo libro “Satirazienda”: ridere migliora le aziende sul serio
E’ uscito il nuovo libro “Satirazienda” edito dal Gruppo 24 ORE e dedicato al linguaggio della satira nella formazione e nella comunicazione aziendale.
Se l’azienda affronta questioni complesse, non ci resta che ridere? Per ragioni molto serie le imprese hanno deciso di utilizzare il linguaggio della satira nella formazione e nella comunicazione interna: l’obiettivo è sorridere delle proprie debolezze per consolidarsi nelle proprie capacità.
Nel libro provo a far uscire il lettore dalla sua riserva di malumore ricercando altrove, là dove esiste la voglia di mettersi in gioco, le energie di un cambiamento delle organizzazioni e del lavoro. L’apprendimento organizzativo si è arricchito di un linguaggio profondo proprio perché leggero: basta con le tragedie, è ora di agire.
Nel testo la pubblicazione di due copioni originali di satira aziendale, uno per il teatro e uno per il video, ci permette di conoscere senza mediazioni questo genere di linguaggio d’impresa.
Come si vive e come si lavora nei paesi arabi dopo le rivoluzioni?





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